Venerdì 15 Gennaio 2010

La Fiat e il debito morale con gli italiani

 
 
 


Sul futuro dello stabilimento siciliano di Termini Imerese, la Fiat ha pronunciato la sentenza definitiva: sarà chiuso entro un paio d’anni. L’amministratore delegato col maglione blue, Sergio Marchionne, ha deciso che il piano non cambia, il sito non è strategico. Semplicemente non si produrranno più vetture, né Lancia Ypsilon né altre.
Amen per oltre 1350 dipendenti – e circa 600 nell’indotto – e un migliaio di famiglie. Alla torinese Fiat conviene costruire o fare costruire, o assemblare, i propri veicoli da altre parti: per esempio in Polonia, Brasile, Ungheria, Turchia, e adesso anche negli Usa e in Messico. E, probabilmente, anche in Russia visto che lo scorso ottobre Marchionne ha svelato di avere un desiderio: fabbricare un fuoristrada in quel Paese.
Nel nuovo panorama Fiat l’Italia pare dunque marginale. Per usare la stessa considerazione del Principe di Metternich al Congresso di Vienna del 1815, “una semplice espressione geografica”; o giù di lì.
Eppure l’Italia, intesa come Stato, è stata il socio più comodo e generoso nella storia della Fiat.
Il sostegno pubblico all’azienda torinese, effettuato coi soldi dei contribuenti, è stato enorme. Come sempre nelle sue vicende societarie, anche per Termini Imerese la Fiat risolve la faccenda socializzando le perdite, e privatizzando gli utili.
Nell’ottobre del 2002, l’allora presidente Fiat Paolo Fresco si recò dal capo del governo, Berlusconi, a battere cassa. Il gruppo torinese era sull’orlo del disastro economico, tanto che a maggio erano intervenuti 6 banche per consolidare – con 3 miliardi di euro ¬– una parte dell’enorme debito. Tanto per spiegare, tra il 1986 e il 2001 la Fiat aveva distrutto ricchezza per 27mila miliardi di vecchie lire, che in euro sarebbero stati 14mila milioni. L’allora primo ministro liquidò la faccenda: ”Ma come, con i conti che avete, pensavate addirittura di acquisire la Fondiaria Assicurazioni. E con quale denaro?”.
La situazione del gruppo Fiat è oggi diversa: la compagnia è stata abilmente risanata. Ma resta il drammatico vizio di scaricare su altri scelte di comodo. Chi si farà carico, una volta chiuso, degli oltre 1350 dipendenti di Termini Imerese? Lo Stato italiano, naturalmente; o meglio “off course”, visto che gli interessi Fiat si stanno spostando verso l’America.
È stato calcolato che soltanto nell’ultimo decennio del secolo scorso – che significa tra il 1990 e il 2000 – lo Stato italiano, quindi il solito contribuente, ha elargito alla Fiat qualcosa come 10mila miliardi di vecchie lire, cioè 5mila milioni di euro, sotto varie forme: esenzioni decennali sulle imposte sul reddito, ammortizzatori sociali, preponsionamenti. contributi in conto capitale e in conto interessi per gli investimenti al Sud, legge 448 sul Mezzogiorno, che dal 1996 al 2000 ha reso ai torinese 328 milioni di vecchie lire, e incentivi alla rottamazione. Uno “tsunami” di denaro alimentato con i soldi di chi paga le tasse.
La Fiat ha dunque un enorme debito morale con l’Italia, grande almeno quanto i finanziamenti diretti e indiretti che ha ricevuto dai cittadini italiani nel corso degli anni. Dicono che il destino di Termini Imerese lo abbia deciso il mercato, che lo stabilimento non è più competitivo. Ma chi li scelti i dirigenti che lo amministrano e lo organizzano?. E che cosa è il mercato per la Fiat, che non perde occasione per sbandiera il “made in Italy? Oggi soltanto un terzo dei veicoli costruiti dal gruppo torinese è prodotto in Italia. Non sarebbe il caso che la Fabbrica Italiana Automobili Torino onorasse il proprio debito morale con gli italiani restituendo una parte dei finanziamenti ricevuti con la salvaguardia degli impianti e dunque delle maestranze in Italia?

Voi che cosa ne pensate?

 
 
 
 
 
 
 
 
Commenti
  • ferrari Luglio 21, 2010 - 9:37 am

    X Amedeo!! guardi che ci sono: Fiat 500, Fiat Panda,Bravo, Alfa romeo Mito e Giulietta, Lancia delta, ecc… Beh beh allora….

  • Amedeo Luglio 9, 2010 - 1:08 am

    mi unisco a Ferrari perchè il problema non è quello dell’ affidabilità e lo spiego così : mia sorella aveva una Panda 750, tot km percorsi 230.000; mio padre ( uno dei pochi folli a comprare la Duna 60 ) ne aveva percorsi 325.000 e per finire mio cognato con la Uno 1.1 fire ne aveva percorsi 300.000 ( in maniera a dir poco animalesca ).
    il vero problema della Fiat quindi è un altro ed e da ricercare nell’ amministrazione del gruppo, precedente e nuova.

  • ferrari Luglio 8, 2010 - 12:14 pm

    per Giuseppe Sicuro. ma vaff.bla bla bla non e´vero….. mio padre ha avuto vecchio fiat Panda gia 289.000 km che non ha avuto problema e poi ha regalato un mio amico da sud.. va ancora…

  • Logorroic Gennaio 24, 2010 - 5:40 pm

    Purtroppo Fiat ha sempre avuto, sin dalla sua fondazione, la tendenza a farsi valere più per l’autorità che per la validità dei prodotti. Lo slogan “buy Italian, buy Fiat” dice questo: “Fiat è l’auto italiana”. Ecco perché penso che l’acquisizione di Lancia e Alfa non fu dovuta ad una ambizione di crescita, ma solo dalla volontà di diventare il monopolista dell’auto italiana per dettare legge al mercato.
    Storia che si è ripetuta nel settore lusso, dove si è fatto e si fa di tutto per evitare che ci possano essere altri costruttori, anche solo degli artigiani, a far concorrenza alla “dea Ferrari”. E poi c’è qualcuno che dice che Fiat ha “salvato” marchi come Alfa Romeo. Ma andiamo. Alfa era un costruttore, aveva degli stabilimenti propri, una rete commerciale ed una gamma completa. Oggi Alfa è un “brand” ossia un pacchetto di tuning per auto che sono Fiat fin nel più intimo particolare. Speriamo che Marchionne non la faccia chiudere per usare il marchio Abarth. Tanto il marchio Alfa non si può usare per la 500, l’unica auto di cui importa qualcosa al management Fiat (a parte, ovviamente, la dea Ferrari).
    Oggi Fiat guarda all’America, e si preoccupa di sbarazzarsi dei ferri vecchi costruiti per lucrare gli aiuti pubblici. Termini e Pomigliano sono condannate. E Fiat farà di tutto per farci comprare la 300C rimarchiata Lancia (e scommettiamo che diventerà l’auto blu per elezione?)
    E poi ci preoccupiamo dei cinesi, e sento dire che chi comprerà auto cinesi farà un danno al “made in Italy”. Il made in Italy di cui parliamo viene in gran parte dalla Polonia (500,600, Panda) dalla Turchia (Qubo e Doblò) dal Brasile (Palio) dalla Serbia (futura Uno e forse Panda). Fiat produce auto persino in Iran ed in Corea del Nord. Evidentemente, in quei remoti paesi, la logistica è migliore rispetto a quella di Termini Imerese…

  • Alberto Gennaio 24, 2010 - 4:51 pm

    Mi dispiace ma io tifo per Marchionne, il problema è che produrre una vettura a Termini Imerese costa 1000 euro più che non a Mirafiori. Siamo certi che sia colpa della Fiat? Oppure sia il costo dei trasporti e la cronica mancanza di infrastrutture in sicilia sia la vera causa?
    Il debito Morale, purtroppo non concorre nel fare il prezzo di una automobile, quindi se non sei competitivo nel mercato globale sei morto. Se poi non vogliamo comperare una Fiat comperiamo pure una vettura di una altra marca, la globalizzazione non l’ha inventata Marchionne.

  • Luca F. Gennaio 23, 2010 - 7:51 pm

    Cari lettori,non si può trattare un argomento così complesso con sole analisi “emozionali” … boicottare Fiat,Fiat ha rubato e quant’altro che porta solo scontri sociali ed alcun risultato.
    Ricodiamoci tutti che allo Stato ha sempre fatto comodo dare i soldi a Fiat per costruire impianti per ottenere voti, gli Agnelli non risulta da nessuna parte abbiano “rubato” soldi come diversamente fatto da imprenditori ben più “cinici”.
    Il problema Fiat, e non solo, è legato alla produttività concetto che in Italia viene solo colto a favore dell’azienda e non di tutto il sistema produttivo.
    Chi ha visto i lavoratori in Siti produttivi esteri sà cosa intendo ….. l’assenteismo medio non supera il 2,3%….noi quando và bene siamo all’8%, il rendimento è prossimo al 89% noi siamo intorno 53%……il Valore aggiunto sulle nostre linee di produzione è circa il 53% all’estero si arriva al 68% e via discorrendo
    Tutte queste sono voci che alla fine compongono il costo del lavoro, risultato che non lo fà l’azienda ma i lavoratori e medio management!
    In sintesi bisogna imparare a lavorare seriamente, affezzionarsi al prodotto ed all’azienda cercando di sopravvire entrambi per poi ricrescere insieme….lo scontro porta solo alla distruzione di tutto.
    Bisogna sfruttare gli impianti più possibile ed ammortizzare gli investimenti per essere competitivi , poichè al contrario si può solo chiudere per non far naufragare un sistema intero.

  • Antonio Gennaio 22, 2010 - 8:15 pm

    Boicottare il marchio significa chiudere tre quarti di industrie Italiane,ma non conprare macchine prodotte all´estero quello si, solo cosi potrete notare come cambiano le strategie dei dirigenti FIAT.

  • francesco Gennaio 22, 2010 - 3:24 pm

    E’aggiungo che è troppo facile dire chiudo lo stabiliemnto di Termini Imerese perchè vado in perdita. Ma vorrei solo ricordare che quando in tempi non sospetti la Regione Sicilia decise di cedere lo stabilimento alla FIAT a costo zero, la condizione era quella di creare posti di lavoro attraverso una serie di scelte strategiche atte a migliorare l’ economia siciliana e incrementare attraverso la produzione del polo industriale maggiore opportunità di lavoro. Vorrei ricordare che quando dal 1996 al 2001 si ritrovò con un passivo di 27 Mila Miliardi di vecchie Lire e chiese allo Stato Italiano una mano per risanare il propio debito, in buona parte ha ottenuto tutta una serie di agevolazioni di varia natura eonomica, fiscale e quant’altro. Mentre adesso che il Bilancio è in attivo poichè la concorrenza del settore auto è agguerrita è molto comodo decidere di togliere le tende e dire arrangiatevi. E’quando era in difficoltà? chi gli ha dato una mano? Inviterei il consiglio di Amministrazione, Sergio Marchionne e tutto il vertice FIAT a fare un bagno di Umiltà ed evitare la totale chiusura specie per i cittadini di Termini Imerese e i Siciliani, onde creare un’clima pesante ed una situazione oserei dire catastrofica.

  • Giovanni Gennaio 22, 2010 - 1:11 pm

    Ovviamente a nessuno fa piacere che uno stabilimento venga chiuso, ma avete visto i dati della produzione sull’ultimo numero di Auto sugli stabilimenti italiani? Così come sono non possono essere mantenuti in vita, e ammodernarli costerebbe decisamente troppo, più che costruirne di nuovi in paesi in cui la manodopera costi meno. O chiudere gli stabilimenti in Italia aspettando tempi migliori o chiudere la fiat. A mio parere Marchionne sta pagando anni di gestioni tremendamente sbagliate e sta prendendo decisioni impopolari sì, ma che gli daranno ragione. Si tratta di una questione economica, e, dati alla mano, non si può far altro che condividere la scelta di chiudere.

  • Andrea Gennaio 21, 2010 - 4:38 pm

    Il problema non sono solo gli operai della fiat, che vengono licenziati a Termini Imerese, ma non dimentichiamo tutto l’indotto. E’ vero che la Fiat non è il governo, ma è anche vero che la Fiat nel bisogno ha avuto i soldi delle nostre tasse. Se ha deciso di dismettere Termini, perchè allora non vendere lo stabilimento a qualche altra casa automobilistica, anche cinese. Comunque da siciliano, la colpa è anche della regione sicilia, che sfruttando lo statuto siciliano avrebbe potuto detassare le industrie che producono ed investono in sicilia, come è avvenuto in Gran Bretagna dove ora hanno gli stabilimenti la Honda e la Toyota…Infine ai lettori che definiscono gli operi fiat di Termini poco qulificati, ma i difetti di fabbrrica delle 600 e delle panda prodotte in polonia dove li mettete?

  • paolo Gennaio 21, 2010 - 12:02 pm

    Italiani, boicottate il marchio. Comprate straniero. Così dimostreremo la vera forza e chi comanda.

  • Antonio Gennaio 21, 2010 - 8:52 am

    Credetemi qui in Germania licenziano piu´che in Italia il problema e che qui stanno tutti zitti cominciando dal sidacato per loro e tutto normale non essendoci richiesta si diminuisce il personale lo stato e inerme chi conta sono gli investitori e se quelli decidono di non investire la fabbrica chiude,la mia fabbrica prima di Natale a licenziato 380 dipendenti su un migliaio di operai,e ti garentisco che non ci sono stati scioperi ne tantomeno qualcuno che si e interessato della cosa a marzo se le cose non vanno bene altri 180 vanno fuori,come vedi non fidatevi delle chiacchiere dei politici qui non va meglio che da voi ti dico solo una cosa un pacchetto di sigarette 19sigarette non venti costa 5euro la benzina costa sempre dai cinque a dieci piu´d´Italia e poi tutto il resto.

  • Marco Vecchini Gennaio 20, 2010 - 11:46 pm

    Concordo sul fatto che le aziende se vanno male devono fallire…il garantismo deve finire per tutti, Fiat inclusa.

    Ma è anche vero che i “potenti” si scambiano favori in un progetto che, per forza di cose, è strumentalizzato dai mezzi di comunicazione a nostro scapito e a loro favore.
    Il governo sà bene che gli incentivi e i sussidi per fiat sono proporzionali al PIL che quest’azienda genera per il nostro paese, e la risposta dell’attuale governo mi pare coerente: d’altronde se la Fiat genera lavoro in italia per il 25%, avrà anche meno pugni da battere (o lacrime da versare) nei confronti del governo quando dovrà vendere le auto…

  • domenico Gennaio 19, 2010 - 8:55 pm

    Sarebbe bello se il nostro governo si svegliasse e farebbe ciò che gli altri paesi stanno o hanno già fatto. Obbligare con le buone o con le cattive a salvaguardare gli operai italiani. Ho detto anche con le cattive maniere. E lo Stato, come sappiamo, può…

  • Maurizio Gennaio 19, 2010 - 4:28 pm

    Se chiunque potesse incamerare gli utili e socializzare le perdite saremmo tutti imprenditori. Purtroppo questo lusso è riservato a pochi, famiglie Agnelli e De Benedetti in primis. Sta a noi decidere se acquistare prodotti figli di queste aziende ‘bananiere’

  • Andrea F. Gennaio 18, 2010 - 11:57 am

    la maggior parte dei commenti che leggo si focalizzano sul destino del singolo stabilimento di Termini Imerese e non considerano l’impegno ad aumentare fino a 900.000 vetture l’anno (almeno il 30% in più della produzione attuale)la produzione italiana del Gruppo. Per fare ciò sarà necessario potenziare, anche come occupazione, alcuni dei siti produttivi superstiti che gravitano per i tre quarti nel centro sud del paese, così come questa strategia ha già portato all’acquisto della carrozzeria Bertone, che da sola come dipendenti vale quasi come Termini Imerese. Inquadrate le cose in questi termini non mi pare che si possa onestamente stigmatizzare la politica industriale di Marchionne in italia, tantopiù che nessuno, neanche tra i critici più feroci, mette in dubbio che lo stabilimento siciliano sia antieconomico. Siamo davvero sicuri che la filosofia di difendere, in nome dei vantaggi nel tempo elargiti, produzioni in perdita non esponga nel medio termine l’economia nazionale a rischi peggiori?
    Si concentrino piuttosto le energie sul dare ai dipendenti di Termini Imerese un futuro credibile e non affidato ai soliti ciarlatani salvatori della patria con soldi della patria di cui è piena la storia industriale del sud

  • Fabri Gennaio 17, 2010 - 5:58 pm

    In Italia si producono 800 mila auto l’ anno e se ne vendono più di 2 milioni: allora perchè i costruttori esteri non vengono a produrre qui un po’ delle auto che ci vendono?
    P.s.: la manodopera conta all’ incirca per il 4 - 6% del costo di produzione ( e non di vendita ) quindi che la smettano di raccontare favole.

  • Antonio Foggetti Gennaio 17, 2010 - 11:25 am

    Caro Direttore,volevo ricordarle che gli aiuti dallo stato li prendono tutte le industrie del mondo e non solo la fiat lo fanno qui in Germania e in tutto il resto del mondo se poi per lei onorare l´Italia significa fallire all´ora lavoriamo ancora un po di anni e chiudiamo tutto.
    Se tutto va male non e colpa solo della fiat,ma della clobalizzazione che per via della concorrenza sta spostando tutto il lavoro in altri paesi,guardi mercedes BMW WW e via di seguito,io qui ci lavoro e ne so qualcosa.
    Il vero problema sono i sindacati che non riescono a studiare dovuti rimedi di come scendere dai costi di produzione per poter combattere la concorrenza e non facendo credere ai lavoratori di combattere per gli aumenti e tutto e risolto questo ci portera a perdere ancora posti di lavoro perche le nostre aziende saranno sempre meno competitive,loro dovrebbero lottare con il governo a fare scendere tutto il carovita in modo che si possa produrre a costi piu´bassi solo cosi sarebbe possibile combattere la concorrenza altrimenti le nostre fabbriche spariranno tutte.
    P.S. Riguardo i diffetti delle auto fiat state tranquilli che non sono da meno anche le macchine tedesche!

  • Angelo Gennaio 16, 2010 - 11:53 pm

    Purtroppo si stanno raccogliendo i risultati del seminato di tanti anni di mala gestione. La attuale dirigenza Fiat ha quasi nulla a che fare con quella passata, dei Ghidella, dei Romiti ( la Fiat e’ una societa’ finanziaria non solo automobili ) , di coloro che hanno sostituito la Tipo con la Bravo prima maniera, n volte meno spaziosa della precedente, la Thema con la Kappa e dulcis in fundo con la Thesis ed il fiasco totale , la Croma con il nulla se non la Marea week end trascurando l’obrobrio della berlina, l’Alfa 75 con la 155 che altro non era che la Tempra travestita, la Deltona integrale con un aborto chiamato nuova delta, la regata con la Tempra. Ma come mai la Lancia all’estero non vende ? Perche’ in certi paese come l’Inghilterra le Beta Trevi si bucavano da parte a parte per la ruggine ! Ed una volta che hai distrutto il marchio e’ dura riacquistare la fiducia del pubblico. In Italia si e’ continuato ad acquistare Fiat, a regalare l’Alfa che ormai praticametne scomparira’ fagocitata dai cambiamenti che verranno. Idem la Lancia. Soldi pubblici per aprire Termini e altri stabilimenti al sud e questo e’ il ringraziamento ? Sono concorde con Marchionne che in Italia un industriale che investe e’ un pazzo, ma non si possono negare i trascorsi e dimenticarsi sempre che quando si perde si divide ( cassa integrazione ) e quando si guadagna si mette in banca.
    Beh, non sono Siciliano ma cosi proprio non va. Le francesi e le tedesche non mi sembra che le costruiscano cosi’ tanto ad est come fa Fiat, almeno per il mercato Europeo. Ricordiamoci , quando andiamo a cambiare l’auto , questi fatti e teniamoli in considerazione. Spiace dirlo ma se questo e’ il ringraziamento allora che se la tengano questa Fiat. Ma che nessun governo futuro se ne dimentichi !! Aiuti ed incentivi all’acquisto confeziononati quasi su misura per Fiat esclusi.

  • Giuseppe Leone Gennaio 16, 2010 - 2:06 am

    “Perdite socializzate, e utili privati”, lei ha centrato il problema, e lo ha esposto con una sintesi degna di plausi.
    A Torino sono sempre stati bravi a richiedere aiuti, un pò meno a produrre ricchezza da ridistribuire a chi gli aiuti li ha forniti.
    Che si vergognino, la loro incapacità li ha portati sull’orlo del fallimento, evitato con i soldi degli italiani, a cui ora voltano comodamente e impunemente le spalle.
    Un augurio a tutti i dipendentti fiat di miglior fortuna, augurio che tutto sommato non mi sento di estendere alla sopracitata azienda…
    Un saluto a lei e complimenti per la sua lucida analisi.

  • Amedeo Gennaio 16, 2010 - 1:27 am

    far rientrare la maggior parte della produzione in Italia è l’unica cosa che i “dirigenti” devono fare. non si può continuare a far gravare sullo Stato, che in automatico si rifà su di noi, il personale “in esubero”.
    tutti gli stablimenti costruiti all’estero sono stati finanziati con una parte dei soldi avuti dallo Stato,e dico una parte perchè penso che tutti sappiano quanto possa costare aprire uno stabilimento nell’ est europeo!!!!
    conclusione : la fiat aveva bisogno dello Stato ( di noi ) ed è stata accontentata, e ora di ricambiare.

  • iCastm Gennaio 16, 2010 - 12:14 am

    Articolo piuttosto superficiale.
    Marchionne ha risposto a tutte le accuse tipicamente rivolte alla Fiat durante l’incontro tenuto col Governo e i sindacati prima di Natale. Perchè nessuno ha controbattuto? Forse perchè non c’erano argomenti sufficienti per farlo?

    Termini Imerese.
    Perchè obbligare un’azienda a produrre in perdita? Ha senso che lo Stato copra i costi della perdita? Non sarebbe meglio che l’azienda annunci col dovuto anticipo (più di due anni) l’intenzione di chiudere e nel frattempo tutti insieme si trovi una soluzione per i lavoratori?
    Tutto questo teatrino se è l’Italia che ha dato più alla Fiat o viceversa ha stufato! Non aiuta nessuno, nemmeno gli operai siciliani.
    L’Italia e Fiat hanno sempre vissuto come due separati in casa che hanno cercato semplicemente il quieto vivere. Termini Imerese è il frutto di un amore fugace tra i due, il tentativo di trovare l’amore con un figlio. Ma non c’è niente di più assurdo! Il risultato è stato uno stabilimento snobbato dalla Fiat (che ha sempre cercato di chiuderlo) e dallo Stato che non ha mai costruito infrastrutture adeguate intorno a questo.
    Smettiamola di parlare di tasse e incentivi e parliamo di cose concrete!

  • Damiano Gennaio 15, 2010 - 7:30 pm

    Condivido completamente quanto scritto nell’articolo e non basta che Marchionne dica di volere riportare la produzione delle panda a Pomigliano.Questo non aiuta certo le famiglie dei lavoratori di Termini Imerese.Ma la cosa più scioccante detta da Marchionne è stato il motivo della chiusura che è di natura puramente logistica.Quindi agli operai Fiat di Termini viene negato il lavoro(per cui la dignità)solo per una questione geografica.

  • Giuseppe Sicuro Gennaio 15, 2010 - 6:34 pm

    Per queste ragioni e per lo scarso livello qualitativo delle auto prodotte dalla Fiat, dopo una 500 due 128 una 127 e una panda, dal lontano 1975 non compro più auto di questa casa. Ho comprato negli anni successivi altre 16 auto straniere con le quali non ho avuto alcun problema. Quanto ha perso la Fiat ? e quanti si sono comportati come me ?
    Tanti saluti a voi e al sig. Marchionne.

    Giuseppe Sicuro

  • leandro Gennaio 15, 2010 - 5:16 pm

    Bravo il direttore.sono d’accordo anche con massimo. dato che quando conviene a loro la Fiat è un’azienda privata e non un benefattore non aiutiamola con gli incentivi statali. sapevo che molte auto le producono all’estero ma che “soltanto un terzo dei veicoli costruiti dal gruppo torinese è prodotto in Italia” è impressionante.
    invece a zio vorrei dire che se “termini nn è 1 stabilimento, è 1 officina d operai poco qualificati, persino pomigliano, e lo s vede dai difetti riscontrati nelle auto che escono da quelle catene d montaggio” non è colpa degli operai, ma degli investimenti fatti dalla Fiat e dai dirigenti che l’anno governata. Aggiornamenti, formazione del personale e buona gestione si possono fare ovunque basta volerlo ( vedi i grandi gruppi europei che sono andati a costruire auto in oriente o sud america). inoltre non sono solo le auto fatte a termini ad avere difetti, infatti mio fratello ( e buona parte dei possessori) ha avuto innumerevoli problemi con la Stilo tanto che è stato costretto a venderla per “disperazione” e quella non era certamente prodotta a Termini.

  • Massimo Gennaio 15, 2010 - 4:38 pm

    Ha ragione Marchionne “la Fiat è un’azienda e non il Governo”: ha ragione.
    Se lo ricordi il Governo (di destra e sinistra) quando penserà di dare alla Fiat altri aiuti. Si ricordi che è un’azienda e che quindi, se andrà male, dovrà fallire. Un siciliano addolorato.

  • zio Gennaio 15, 2010 - 3:40 pm

    ringraziamo intanto il signor Agnelli, dopo la sua scomparsa la fiat si è risollevata e la juve è andata in b, sarà 1 caso?
    termini nn è 1 stabilimento, è 1 officina d operai poco qualificati, persino pomigliano, e lo s vede dai difetti riscontrati nelle auto che escono da quelle catene d montaggio

 
 
 
 
 

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