Chi ci ha rimesso di più è stata la Toyota che è finita sulle prime pagine dei quotidiani etichettata come un marchio “inaffidabile”. Ma non è stata la sola a farne le spese. I richiami in massa delle autovetture da parte delle Case Costruttrici per sostituire componenti difettose sono una costante che si ripete da anni negli Stati Uniti mentre sono relativamente una novità in Europa. Ecco perché fanno così notizia. Ma bisogna veramente non fidarsi delle automobili che sono state oggetto di un richiamo?
Sgomberiamo subito il campo da un equivoco: le vetture di oggi sono sicure e soprattutto affidabili. Nessuna industria automobilistica è tanto insensata da commercializzare un nuovo modello senza che prima ne siano stati verificati tutti i parametri di sicurezza e di robustezza. Nessuno si azzarda a mettere in circolazione modelli scadenti oppure di bassa qualità. Lo impongono le leggi di mercato e, soprattutto, quelle che regolano gli standard internazionali di sicurezza. Gli interventi in garanzia significano, per ogni costruttore, un mancato guadagno. Figuriamoci i danni provocati da una campagna di richiamo: danni di immagine ed economici. Però è anche vero che nella concorrenza sempre più serrata che si fanno le Case negli ultimi anni molti Costruttori hanno accorciato il tempo che una volta era destinato allo sviluppo e al collaudo di un nuovo modello e a volte finiscono per immettere sul mercato vetture non completamente a punto.
Un conto però è la difettosità saltuaria di qualche vettura, un conto il difetto sistematico sul modello. Questo provoca il richiamo. Che la Casa automobilistica se può, cerca di tenere nascosto il più possibile per non farsi pubblicità negativa comunicandolo per lettera in via riservata al cliente. Quando la cosa è eclatante e riguarda componenti che fanno riferimento alla sicurezza (sterzo, freni, ecc) la notizia non si riesce a tenere nascosta ed esplode con grande eco. Ma i richiami cono più numerosi di quel che si crede. Negli ultimi mesi si sono verificati richiami a raffica. A dicembre la Fiat ha avvertito che sulle Grande Punto c’era una vite che univa il piantone al servocomando elettrico che poteva essere stata serrata in modo scorretto e determinare una rottura del piantone dello sterzo. La Casa torinese ha quindi dato il via un maxi richiamo di circa 500mila esemplari. La Fiat ha tuttavia fatto sapere che non si erano registrati incidenti.
Più clamoroso ancora è stato quello che ha coinvolto la Toyota, lo scorso gennaio perché interessava parecchi modelli venduti in tutto il mondo. Il difetto era nel pedale dell’acceleratore. Difetto che il costruttore avrebbe nascosto per anni. Il costo della campagna di richiamo – quasi 8 milioni i veicoli interessati – è stata valutata superiore al miliardo di euro. Tanto per spiegare la dimensione del danno economico, la cifra equivale a un decimo della manovra finanziaria 2010 del Governo Italiano. Tra i modelli coinvolti, anche la Prius – per un difetto al sistema Abs –simbolo delle vetture a basse immissioni. Negli stessi giorni pure la Honda ha avviato le procedure di richiamo. È stata poi la volta del gruppo francese PSA, Peugeot e Citroen: come conseguenza del richiamo della Toyota Aygo, che è costruita in sinergia con le 107 e C1.
I richiami mettono naturalmente in allarme chi possiede una di queste auto perché sottolineano una potenziale pericolosità dei modelli coinvolti e anche una certa superficialità del Costruttore che non verifica fino in fondo la qualità del proprio prodotto. Ma nello stesso tempo un richiamo è anche un segnale positivo perché spesso queste pratiche sono preventive: avviate per scongiurare un potenziale pericolo, annullato appunto con il richiamo in officina. Servono a correggere eventuali difetti. I quali si sono magari verificati su un paio di esemplari tra centinaia di migliaia. E paradossalmente può essere anche indizio di serietà per il Costruttore.
Viceversa, c’è chi sostiene che la Casa, per correttezza commerciale, dovrebbe anche risarcire il danno di omesso controllo.
Sull’argomento “richiami” voi che cosa ne pensate? Ritenete che creino un allarmismo ingiustificato? O siete d’accordo che sarebbe il caso che anche in Italia per eventi del genere fosse concesso di svolgere iniziative “class action”, ovvero cause collettive?
Un centinaio di comuni del nord Italia, anzi della Pianura Padana, domenica 28 febbraio attueranno il blocco totale del traffico. Tra le città che aderiscono all’iniziativa figurano grandi centri come Milano e Torino, i cui sindaci sono stati tra i sostenitori della domenica senza auto. Che, lo affermiamo subito, sarà la “domenica della demagogia”.
Chi pensa che sia sufficiente stoppare le auto per una domenica per ridurre le polveri nelle città, è in malafede o, peggio ancora, pecca di ignoranza; non fosse altro perché che quel giorno è quello in cui il traffico è al minimo. L’iniziativa è dunque assolutamente inutile, e appunto per questo demagogica. Perfino uno dei sostenitori del “28 febbraio”, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino Leggi tutto
Chi acquista una vettura sportiva a elevate prestazioni non lo fa soltanto per il fascino che quel genere di automobili esecitano, o per il prestigio di possedere un prodotto esclusivo, ma anche per il semplice e impagabile piacere di guidare. Leggi tutto
Pare che il Governo abbia deciso: nel 2010 non sarà attivato un nuovo finanziamento per gli incentivi del settore automobilistico. Quello vecchio è scaduto lo scorso 31 dicembre. Gli incentivi, ha fatto sapere il Ministro per lo Sviluppo, Claudio Scajola, si concentreranno semmai su altri settori, e quelli destinati all’auto riguarderanno eventualmente l’innovazione e la ricerca. Usiamo prudentemente il condizionale perchè la situazione appare comunque fluida. Leggi tutto

La Fiat, nell’incontro col Governo italiano, ha fatto sapere di non essere interessata agli incentivi statali, quanto piuttosto a una politica industriale; ma quale? In gioco, in realtà, c’è quel poco, ma davvero poco, che resta del futuro dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e dei suoi 1.658 dipendenti, senza contare l’indotto. L’avvocato Montezemolo ha anche aggiunto che la Fiat non ha ricevuto Leggi tutto