Le immagini della Lamborghini Gallardo di Bartocci che brucia a Brno hanno fatto il giro del mondo. Era da anni che nelle corse automobilistiche non si assisteva a un incidente dominato dal fuoco. Un pericolo che i piloti meno giovani conoscono bene perché tanti anni fa le fiamme erano il nemico numero uno dei piloti. Ma le immagini, drammatiche, di quell’incidente che abbiamo riproposto nel sito, servono anche a documentare l’inefficienza dei soccorsi che c’è stata.
Se Giorgio Bartocci oggi può raccontare ai suoi familiari l’incidente, deve ringraziare non soccorritori e addetti ai lavori del circuito, che dovrebbero essere preposti a tale scopo, ma Manfred Fitzgerald, l’ideatore del Lamborghini SuperTrophy, e Fabio Babini, il coequipier di Bartocci. E un meccanico della squadra Aston Martin. Sono loro che uomini che incuranti del pericolo l’hanno tirato fuori dalla sua Lambo in fiamme, non i veri soccorritori. Uomini, anzi veri eroi, che hanno compiuto un gesto nobilissimo ed eroico sostituendosi ai soccorritori drammaticamente latenti. Pensate che Fitzgerald, responsabile del Centro Design Lamborghini, ha scavalcato il muretto box, è corso in pista in maglietta e a mani nude - aiutato da Babini che lo aveva seguito - si è gettato verso le fiamme. Il meccanico dell’Aston Martin ha visto che un commissario aveva paura ad avvicinarsi alla macchina in fiamme e si limitava a spruzzare l’estintore da cinque metri di distanza. Inutile perché il getto di liquido estinguente non arrivava alla vettura. Così quel meccanico ha strappato di mano l’estintore al commissario e si è gettato verso il relitto in fiamme dirigendo il getto sull’abitacolo per evitare che le fiamme avvolgessero proprio il pilota. E poi assieme a Fitzgerald, a mani nude, senza guanti né abbigliamento ignifugo, hanno hanno divelto lo sportello e tirato fuori Bartocci dall’abitacolo.
Il gesto eroico di Fitzgerald, Babini e del meccanico però non deve far passare in second’ordine la cosa più grave: l’inefficienza dei soccorsi. 35 anni fa furono Merzario e Lunger a tirar fuori Lauda al Nurburgring dalla Ferrari in fiamme, mica i commissari! I meno giovani forse ricordano ancora quell’estremo atto d’eroismo che fu il generoso e inutile tentativo di David Purley di estrarre il povero Williamson dalla sua F.1 rovesciata e incendiata a Zandvoort tra l’indifferenza dei pompieri. Le lacrime e la disperazione di Purley, impotente nell’aiutare il suo amico sono ancora nella memoria di tanti di noi.
Stavolta invece Bartocci, che è in ospedale ferito ma cosciente, potrà ringraziare i suoi amici, non certo i soccorritori del circuito. Ancora una volta si sono dovuti sacrificare in prima persona altri per svolgere un compito che è specifico di una organizzazione professionale. E questo apre una profonda riflessione a proposito di questo sport e su come la Fia conceda con troppa leggerezza le omologazioni. È vergognoso che in un incidente accaduto sulla linea di arrivo, quindi dove la concentrazione di personale di soccorso dovrebbe essere massima, i primi a giungere in aiuto di un corridore intrappolato siano soltanto i piloti. Non siamo più nell’automobilismo rustico degli Anni ‘70. Oggi della parola “sicurezza” si riempono la bocca tutti quanti, dagli organizzatori alle federazioni. E allora dov’erano a Brno le misure di sicurezza? Com’è possibile che in un autodromo internazionale dove si disputa una corsa di un campionato denominato Fia GT, quindi sotto l’egida e la diretta approvazione della federazione internazionale, ci siano servizi di soccorso così precari e procedure d’intervento così rudimentali? L’Italia si è costruita una reputazione grazie alle capacità d’intervento del personale Cea che è abituato a lottare col fuoco e ha salvato tanti piloti.
Perché nelle corse in giro per il mondo non si può avere lo stesso standard di sicurezza? E perché la Fia non controlla meglio?
Un mese fa a Marrakech i commissari non sono stati capaci di rimuovere le macchine incidentate nella gara Wtcc; a Montecarlo hanno fatto confusione con le segnalazioni e la safety car; stavolta a soccorrere un pilota in fiamme hanno dovuto pensarci i piloti, non i pompieri. Con quale criterio la Fia controlla la professionalità di autodromi e organizzatori cui concede l’omologazione per gare internazionali?
Sarebbe il caso che Jean Todt, uomo da sempre attento alla questione-sicurezza, se ne facesse carico direttamente.
Voi che ne pensate?
Alberto Sabbatini
se mi date un indirizzo email normale, vi invio un articolo sulla sicurezza scritto da me ad Autosprint circa cinquant’anni fa..
Duccio Castelli
Concordo in toto con il suo articolo, purtroppo come in molti altri casi ci si rende conto delle cose a tragedia compiuta. Questa volta è finita bene grazie al gesto di persone generose, io mi chiedo: ci vuole il morto per capire che il sistema sicurezza/antincendio/soccorsi ha delle falle? Sfruttate l’occasione ora e sistemate le cose in questo circuito e in tutti quelli che hanno problemi simili - e vi assicuro che ce n’è.
Saluti
Salve. Il punto non sono le macchine o il cicrcuito, per quanto si deve sempre lavorare per la sicurezza, ma i soccorsi e le loro attrezzature. Ridicolo il soccorritore con l’estintore per spegnere le uova al tegamino che hanno preso fuoco.
2010 nel 1999 secondo una vecchia serie televisiva dovevamo vivere sulla luna, e qui si spendono maree e maree di soldi e non si trova un sistema per spegnere il fuoco per tutta la lunghezza di una pista.
Che ne pensate per esempio di spruzzatori di schiuma del tipo innaffiatoio per i prati, disseminati in vari punti della pista, in modo da poterla coprire totalmente che possano essere attivati dai commissari, ovviamente senza che tali dispositivi diano fastidio alle auto, magari messi in alto da vari ponteggi.
Le idee si sprecano ma è più facile far spendere milioni alle varie squadre nel cambiare le regole quasi ogni anno, che costringere i circuiti a creare sicurezza, della serie… se lungo una strada cadono i massi, e meglio guidare guardandiosi intorno, piuttosto che mettere in sicurezza il costone con delle reti.
Non ci si capisce più nulla.
saluti a tutti
se si fosse corso in un circuito a pochi km da Bologna,questo triste articolo di cronaca non si sarebbe mai scritto. Ma la politica e i soldi hanno altre priorità da rispettare.
Salve.Mi chiamo A.(scusate ma preferisco restare anonimo) e sono un ex commissario di percorso dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola,nonchè infermiere per qualche anno addetto ad una delle fast car presenti in autodromo,per il gran premio e per altre categorie.E’ per me inconcepibile che accadano cose come quelle sopra descritte,Imola è sempre stata il fiore all’occhiello di tutti gli autodromi del mondo,come Ufficiali di gara e come sicurezza e soccorso.E vi posso garantire che non si trattava di eroi,ma di persone normalissime adeguatamente preparate.Personne che a tuttìoggi continuano,mossi in prima persona da una grande passioe per questo sport…
A.M. Bologna
Caro direttore,
nel suo intervento il signor Ravasi scrive fra l’altro “lavorare sulle vetture”… e mi e’ venuto da pensare questo: l’incidente e’ bruttissimo e le considerazioni sulla sicurezza della pista e l’assetto dei soccorsi senz’altro condivisibili, pero’ c’e’ un’altra questione delicata da considerare: quel punto di brno e’ veloce ma non velocissimo e l’errore di Bertocci viene fatto tante volte per esempio a Vallelunga, direi grosso modo alla stessa velocita’ all’uscita della Roma, con tantissime botte date sul muretto box. Si va ancora e nettamente piu’ forte a Portimao, o all’Estoril, per ricordare curve e destra che danno sul rettifilo box, e ancora a Monza. Sbagliare e perdere la macchina verso l’interno succede, disfarla contro il muro puo’ succedere e far male: ma veder andare in giro tanta benzina da innescare una bomba per fortuna non succede (quasi..) mai: e allora, oltre alla conformazione della pista ed all’inadeguatezza dei soccorsi anti-incendio, bisogna forse anche chiedersi e chiedere se le Gallardo hanno tutti i possibili accorgimenti di progetto, robustezza e sicurezza (dico per dire, la posizione e qualita’ del serbatoio, il tipo di connessioni e tubazioni benzina, adeguati interruttori di flusso inerziali) per non diventare bombe in caso di incidente grave. Non sono un progettista e non sono un ingegnere, solo un (ex) pilota dilettante che avrebbe qualche remora a salire su una Gallardo senza aver prima capito bene perche’ e’ andata in giro tutta quella benzina.
Con un cordiale saluto.
Egregio direttore,
concordo pienamente con quello che ha scritto.
Da anni collaboro come fotografo in pista a Monza, conosco parecchi Leoni della Cea, oltre ai commissari di gara e all’organizzazione medica di soccorso.
Sono anche amico di Fabio Babini, ho parlato con lui sull’accaduto.
Se mi permette un commento, a parte la maniera totalmente sbagliata di intervento degli uomini di soccorso ( dei ragazzi della Cea mi spiegavano, in base alle procedure che hanno messo a punto negli anni questa sarebbe quella più drammatica, macchina in fiamme e pilota impossibilitato ad uscire, quindi prima azione proteggere il pilota….. ) e la mancanza di una vettura di supporto con una quantità maggiore di liquido estinguente ( quelle delle Cea, che intervengono subito insieme e in coincidenza con l’azione dell’addetto più vicino che arriva a piedi con l’estintore brandeggiabile, basta rivedere il soccorso di Bergher a Imola, oltre al liquido antincendio hanno anche una seconda bombola con un liquido refrigerante), quello però che è grave è anche il punto dove la vettura è andata ad impattare. Da un’altra immagine vista su internet si vede bene come il guard-rail sia stato piegato nell’urto e si intravvede la forma del “calco” del muso della vettura che è andata ad impattare a filo con ‘inizio del muro. Probabilmente se il guard-rail fosse stato protetto o il muro fosse stato più lungo la vettura sarebbe scivola via e non si sarebbe danneggiata in quella maniera, è vero che a posteriori è facile fare delle analisi, ma a priori quel punto in fase di ispezione avrebbe dovuto essere segnalato come punto pericoloso. Come scrive lei si parla di sicurezza, ma probabilmente non a tutti è chiaro che per ridurre i rischi ad una probabilità bassissima (ma purtroppo non impossibile), si deve lavorare sulle piste, sulle vetture, sulle procedure di soccorso. Un’ultima considerazione: probabilmente durante l’urto, a Bartocci si sono slacciate le cinture superiori forse per un colpo del braccio, nella sfortuna è stato fortunato, avendo mezzo busto che sporgeva dall’abitacolo il tronco è stato parzialmente lambito dalle fiamme.
Auguriamoci di rivedere Giorgio preso in pista.
Cordiali Saluti.
Piter