La Fiat ha bruciato le tappe. E con sei mesi di anticipo sui piani è diventata padrona della Chrysler. Dal 27 maggio la Casa torinese detiene la maggioranza assoluta delle azioni della Chrysler: il 52%. Una “scalata” benevola maturata in meno di due anni: 23 mesi per l’esattezza.
Proviamo a riepilogarne le tappe: appena due anni fa, il 10 giugno 2009, Fiat ottenne dal governo americano il 20% della proprietà di Chrysler a fronte di certi impegni industriali poi rispettati (il resto era in mano all’amministrazione Usa e al fondo pensionistico dei lavoratori dell’industria automobilistica americana). Nel 2010 la quota Fiat in Chrysler è passata al 25%; poi a inizio gennaio 2011 è salita al 30% perché, in entrambi i casi, Fiat ha raggiunto gli obiettivi prefissati da Obama: e cioé produrre un’auto con tecnologia europea negli Usa e aumentare le vendite di Chrysler in Sud America (grazie all’estesa rete di vendite Fiat laggiù). Leggi tutto
Cosa c’è dietro il piano-Marchionne che ha disegnato il futuro della Fiat fino al 2014? Cerchiamo di approfondire quello che i quotidiani hanno trascurato. Partendo proprio dalla divisione della società e dalle cifre, per continuare con i modelli nuovi e con quelli che invece verranno soppressi.
Il piano prevede lo scorporo del settore auto dal resto dell’attività di Fiat. Quindi camion (Iveco), trattori (CNH) e una parte dell’attività industriale di Fiat Powertrain convergerà sotto una nuova società chiamata Fiat Industrial. Se andiamo a dividere i fatturati delle due società come se la divisione fosse già operativa si scopre che il mondo dell’auto ricava quest’anno 32 miliardi di euro, quello Industrial (trattori più camion) quasi la metà: 19 miliardi di euro. Ma le previsioni dicono che nel 2014, al termine del piano quinquennale, Fiat (quella Auto) avrà raddoppiato i suoi ricavi passando da 32 a 64 miliardi di euro, con un utile dell’ordine di qualche miliardo.
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Il fatto che la Fiat abbia acquisito il controllo dell’americana Chrysler, da italiani non può che riempirci d’orgoglio. Il piano descritto a Detroit da Sergio Marchionne, vero artefice dell’operazione, è certamente ambizioso: ventuno nuovi modelli nei prossimi quattro anni. Che saranno soprattutto un effetto delle sinergie industriali. Vediamo quali. Innanzi tutto è previsto il trasferimento dei motori MultiAir su automobili Crysler. Leggi tutto